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MANUELA LEGGERI

leggeri112.jpgNOME: Manuela
COGNOME: Leggeri
SOPRANNOME: Manu
DATA E LUOGO DI NASCITA: Sezze (LT), 9 maggio 1976
PROFESSIONE: Pallavolista
RUOLO: Centrale
ALTEZZA: 186 cm
SEGNI PARTICOLARI: molto scaramantica

A livello di club ha vinto tutto quello che c'era da vincere: scudetto, Coppa Campioni, Coppa Italia e Coppa CEV. Con la nazionale ha conquistato due ori ai giochi del Mediterraneo (nel 1997 e nel 2001,) due argenti (uno agli Europei 2001, l'altro al Montreux Volley Masters 2002), un bronzo (agli Europei di Roma del 1999) e il titolo di campione del mondo ai Mondiali di Berlino del 2002. Ha esordito in maglia azzurra il 29 maggio 1994 e in questi dieci anni ha collezionato ben 326 presenze, superando il precedente primato che apparteneva alla Benelli. Questo è il curriculum di Manuela Leggeri, attuale capitano della Monte Schiavo Jesi ma soprattutto un'istituzione della pallavolo femminile italiana, una che è entrata di diritto nella storia dello sport italiano. Dopo tante vittorie e titoli sarebbe facile sentirsi arrivati, ma il discorso non vale per lei, che sul piedistallo c'è salita solo per alzare i tanti trofei della sua carriera. L'umiltà e lo spirito di sacrificio sono stati e continuano ad essere il suo punto di forza.

"Credo molto nel lavoro – ci spiega Manuela –, se c'è impegno e forza di volontà nessun traguardo è irraggiungibile".

Parliamo del campionato della Monte Schiavo. Ci si aspettava qualcosa in più...

Non stiamo attraversando un momento positivo ma l'unico modo per uscirne fuori, ripeto, è lavorare sodo in palestra e avere fiducia nell'operato del nuovo coach.

Il nuovo allenatore Jenny Lang Ping è il terzo a sedere in panchina in questa stagione. Non vi hanno creato un po' di confusione questi continui cambiamenti?

In realtà il secondo tecnico è stato solo di passaggio, diciamo che ha guidato la transizione verso la Ping, un allenatore che ho avuto a Modena e con cui ho vinto scudetto, Coppa Campioni, Coppa CEV e Coppa Italia.

A proposito di Coppa Italia, quest'anno siete rimaste fuori dalla fase finale, però ci sono ancora la Coppa CEV e i play-off, lì può succedere di tutto...

E' stato durissimo restare a casa e vedere le altre squadre giocarsi la Final Four. Adesso vogliamo riscattarci immediatamente con la CEV e poi penseremo ai play-off, che come hai detto tu fanno storia a sé, sono un campionato a parte dove va avanti chi è più in forma e ha più motivazioni. Ricordo che nel mio secondo anno a Modena siamo usciti dai play-off al primo turno dopo aver concluso il campionato al secondo posto. Quindi al di là della posizione di classifica sarà importante arrivare agli spareggi scudetto al top della condizione, poi lì ci giocheremo le nostre carte.

Bergamo e Perugia però restano di un altro pianeta...

Sì, hanno qualcosa più di noi ma non siamo molto distanti da loro e possiamo metterle in difficoltà se riusciamo a esprimerci ai nostri livelli.

Dopo due anni a digiuno di vittorie quanta fame hai di tornare al successo?

Tantissima, anche perché in questi ultimi due anni oltre alle delusioni con il club ci sono state quelle della nazionale. Ho vinto tanto nella mia carriera, non posso lamentarmi, però non mi sento per nulla arrivata e ho ancora tanta voglia di vincere.

Hai parlato di nazionale. Cosa rappresenta per te la maglia azzurra?

Un'emozione molto forte, difficile da descrivere. Ogni volta che sento l'inno provo una sensazione unica, è come se fosse sempre la prima volta.

E che effetto ti ha fatto diventare campionessa del mondo?

Mi viene la pelle d'oca ancora adesso se ci ripenso. Ricordo tutto di quei momenti, l'emozione di vedere la bandiera italiana salire più in alto di tutte, le lacrime di gioia, il boato del pubblico quando abbiamo alzato la coppa, i tanti italiani che sono arrivati fino a Berlino per sostenerci. Mentre andavo verso il podio per la premiazione continuavo a darmi dei pizzicotti perché stentavo a credere che ce l'avevamo fatta, mi sembrava di vivere un sogno. E' stata una vittoria che ci ha ripagato del tanto lavoro svolto, è stata l'affermazione del gruppo, non solo di noi giocatrici ma di tutto lo staff tecnico e dirigenziale. Eravamo sulla stessa lunghezza d'onda, tra di noi bastava uno sguardo per intenderci. E poi c'è un aneddoto che ti voglio raccontare. Alcuni anni fa ho perso un cugino con cui ero molto legata e da quel momento lui è diventato il mio angelo custode. Cinque giorni prima di giocare con la Corea nei quarti l'ho sognato e mi ha detto che saremmo arrivate fino in fondo. La sua previsione si è avverata e la cosa più emozionante è che le mie compagne di squadra nel momento della premiazione se ne sono ricordate. Questo a ulteriore dimostrazione del grande feeling che c'era tra di noi.

Ora la nazionale attraversa un periodo di transizione. Che ruolo avrà Manuela Leggeri in questo nuovo progetto azzurro?

E' giusto che il nuovo staff faccia i suoi esperimenti ma io sinceramente spero di avere ancora il mio spazio perché sento di poter dare tanto a questa maglia. Per il momento ho dato la mia disponibilità, poi si vedrà.

C' è un traguardo che vorresti ancora raggiungere?

Nel mio palmares c'è purtroppo un vuoto che forse non riuscirò a colmare ed è il titolo olimpico. Ripenso ancora alle ultime Olimpiadi quando siamo uscite contro Cuba, una squadra che era alla nostra portata. Ripeto mi è rimasto tanto amaro in bocca perché questo treno è passato e difficilmente tornerà.

E' vero che sei molto scaramantica?

Sì, a livelli quasi patologici, tanto che le mie compagne mi prendono sempre in giro. A tavola non dobbiamo mai essere in tredici e guai a far cadere il sale!

Hai anche dei riti particolari prima della partita?

Certamente, ma quelli non posso rivelarteli!

E il numero 4 che indossi dall'inizio della carriera è un altro portafortuna?

In parte sì, anche se l'ho voluto perchè è il numero che indossava il mio idolo Andrea Giani quando giocava alla Maxicono Parma.

A che età è scoccata la scintilla per la pallavolo?

Fin da bambina quando guardavo i cartoni animati di Mila e Shiro e di Mimì. Ho cominciato a giocare a 12 anni e mezzo e i miei miti erano la Benelli e la Zambelli. Poi quando me le sono ritrovate davanti sul parquet di gioco per me è stato come realizzare un sogno.

In nazionale hai collezionato 326 presenze superando proprio la Benelli. Ti senti ormai un'istituzione del volley italiano?

Onestamente non ci penso, per me una come la Benelli è inarrivabile, rappresenta la storia della pallavolo.

Come vivete la convivenza con la Sicc?

Diciamo che non è piacevole vedere il Palasport pieno per gli incontri di basket mentre alle nostre partite vengono molte meno persone, però a parte questo c'è un interesse reciproco tra di noi, diciamo che ci facciamo il tifo a vicenda.

Hai già pensato a cosa fare una volta terminata la carriera sportiva?

Qualche idea ce l'ho, di sicuro uscirò dall'ambito sportivo, mi piacerebbe vedere la vita reale, perché quella di uno sportivo professionista è lontano dalla normalità, c'è poco da fare. Vorrei crearmi una famiglia e seguire il modello dei miei genitori, aprire magari un centro estetico o un locale. Però ho ancora un po' di anni di attività per pensarci meglio.

C'è una persona che vorresti ringraziare?

Devo molto al mio primo allenatore Stefania Rizzi che mi ha lanciato a grandi livelli. Una volta mi fece una dedica scrivendomi su un pallone questa frase "anche se non sei la Manù Benelli per me resti la migliore". Le sono molto legata e la chiamo prima di ogni partita importante.

Diego Gallina Fiorini

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